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MISTERY UNDER THE ASHES
a 52 min. documentary
by R. Sticchi
© 2002 TDP films

79 AD, Pompei viene coperta dalla lava eruttata dal Vesuvio. Le case, le persone, gli oggetti, rimangono come cristallizzati sotto un manto di pietra e cenere che li conserva per quasi duemila anni.
Il risultato è un sito archeologico di straordinaria importanza, uno spaccato della vita quotidiana in epoca romana unico al mondo.

La Casa di Polibio rappresenta un ritrovamento estremamente importante ed è stata studiata sin dalla sua scoperta, avvenuta 250 anni fa. Nella casa furono trovati 13 scheletri, tra cui quello di un feto.
Oggi i biologi molecolari hanno avviato un affascinante lavoro di ricerca.
Gli scienziati stanno analizzando il DNA mitocondriale delle vittime dell’eruzione del 79 AD per stabilire etnie e rapporti di parentela. Gli studi vengono condotti assieme ad esperti di medicina, antropologi e archeologi, in modo da ottenere una visione globale della vita di Pompei al momento dell’eruzione.
Gli interrogativi sono molti, proprio nella casa di Polibio.

Iulius Caius Polybius era un ricco liberto che si occupava di commercio di pane all’ingrosso. Nell’anno dell’eruzione, il 79 AD, si era anche candidato in città alla carica di edile. La sua casa, ampia e molto finemente decorata, è testimonianza della sua ricchezza e perciò presumibilmente poteva permettersi un buon numero di servi e di schiavi, per questo motivo non destarono sorpresa i tredici scheletri trovati nell’abitazione. Ma, dopo una prima batteria di analisi del DNA mitocondriale, sono emersi i legami di parentela e, con questi, i primi misteri.


Il DNA mitocondriale si trasmette esclusivamente per via materna, grazie a questa premessa i ricercatori hanno stabilito che sei corpi indicati dovevano essere fratelli o, al massimo cugini per via materna.
Dunque, attribuendo a Polibio uno degli scheletri sui 65 anni, emerge il primo mistero: dov’è la madre dei ragazzi?


La posizione di alcuni scheletri, rimasti abbracciati tra loro, certo per il terrore degli ultimi momenti, lascia presupporre degli stretti rapporti almeno affettivi. Secondo le prime ipotesi Polibio potrebbe aver avuto una seconda moglie, oppure la donna si trovava in un’altra area della città al momento dell’eruzione. Al momento si possono fare soltanto ipotesi, d’altra parte si attendono i risultati delle altre analisi del DNA, questa volta del nucleo, che, assieme alle ricerche con gli isotopi radioattivi, i dati antropometrici e le fonti documentali, potranno fornire nuove risposte.

I “detectives in camice bianco” sono già al lavoro per dare risposte e, soprattutto, per restituire alla vita ed alla storia una città rimasta cristallizzata all’epoca dell’impero romano. Si muoveranno tra i luoghi dell’eruzione e i laboratori di ricerca, dove si snoda l’ultima parte della tragica storia della famiglia di Iulius Caius Polybius, liberto di Pompei, candidato alla carica di Edile nel 79 AD.